Ville - introduzione

Nel Quattrocento ha origine il significato moderno di «villa» che genericamente può essere indicata come una tipologia abitativa ampia ed elegante, circondata da un giardino o parco più o meno estesi.

Agli inizi la villa è un luogo dotato di pochi agi, che ospita il proprietario e la servitù, dediti alle attività agricole. In seguito le occupazioni del proprietario cambiano e la residenza rurale diviene il luogo nel quale l'uomo politico romano si ritira quando le pause nelle attività pubbliche glielo consentono, per dedicarsi ad attività letterarie ed artistiche. Nella quiete, lontano dal chiasso della città, il proprietario della villa legge e commenta i classici della letteratura e della filosofia greca, scrive appunti, memorie, quando non si dedica alla redazione di lavori storici e letterari di maggiore impegno.

Cambiando le attività che si svolgono nella villa cambiano anche le caratteristiche della villa. L'area residenziale, la cosiddetta villa urbana, diviene più ampia e articolata, le zone nelle quali il padrose trascorre il suo tempo si arricchiscono di elementi architettonici raffinati: colonnati imponenti, giardini, fontane, mosaici. Il seguito si accresce di personale dedito ad occupazioni molto diverse da quelle specifiche delle attività nei campi: addetti alla cura della persona del padrone e dei suoi familiari, cuochi, accompagnatori, ma anche musici, teatranti, letterati.

Secondo una interpretazione diffusa, le attività economiche non costituiscono la preoccupazione principale della classe dirigente romana. La villa rurale o marittima ha come scopo principale quello di offrire rifugio al padrone di casa, il quale poteva dedicarsi in tutta tranquillità al complemento necessario della sua attività pubblica, l'otium letterario e filosofico. Tuttavia, forse è errato non dare la giusta importanza alle attività produttive della villa, grazie alle quali la proprietà contribuisce ad accrescere il patrimonio del proprietario.

La gestione economica della proprietà è affidata al villicus, un servitore che sovrintende a tutte le attività produttive della villa e risponde dell'amministrazione direttamente al padrone. Le attività economiche della villa sono numerose e complesse; innovazione tecnica e sperimentazione sono perseguite con entusiasmo e genuino interesse per il nuovo da parte del proprietario. La trattazione di questo tema da parte dei classici come Catone e Columella dimostra come l'attenzione dei proprietari per le attività produttive fosse notevole, anche se le esigenze di status richiedevano maggiore enfasi sulle attività pubbliche. Il proprietario forse non era un imprenditore puro, ma certo non era indifferente all'andamento economico della sua proprietà.

Di particolare interesse sono le ville imperiali, per il prestigio dei suoi occupanti e per l'attività che in essa si svolgeva. Non sempre, rileva l'autore, è possibile distinguere la residenza imperiale dalla villa di un privato. Talvolta la villa di un cittadino facoltoso diviene proprietà dell'imperatore, talaltra immobili dell'imperatore sono venduti a privati.

Come l'imperatore spende il tempo trascorso in una delle sue ville dipendeva dal fatto che in esse svolga funzioni pubbliche o no. Ciascun imperatore ha dato la sua impostazione al proposito. Augusto possedeva residenze che in nulla si distinguevano da quelle dei membri dell'aristocrazia. Il suo successore Tiberio spende gran parte del suo tempo lontano da Roma, pur continuando ad esercitare le sue funzioni. Con Domiziano e Traiano l'otium dell'imperatore svanisce: in realtà l'imperatore continua a svolgere le sue funzioni pubbliche nella sua residenza extraurbana. Adriano fa realizzare a Tivoli una grande residenza d'otium, adottando soluzioni estetiche originali per soddisfare il suo gusto estetico. Nuove anche le soluzioni per accogliere un seguito e una servitù imponenti, tutto ciò lontanissimo dalla frugalità di Augusto, ispirata agli ideali repubblicani.

La villa romana nasce come azienda produttiva di ricchi possidenti che risiedevano in città: è abitata inizialmente da una piccola folla di lavoranti che coltivano orti, vigneti e oliveti e allevano animali da cortile ma anche specie più rare destinate a raffinati banchetti. Si trasforma ben presto in luogo di otium, dove trascorrere il tempo libero lontano dalla vita convulsa della città, alternando il riposo con attività culturali. Per la "way of life" di politici e intellettuali romani diviene così una sorta di soggiorno obbligato e non è un caso che in questo libro si incontrino personaggi come gli Scipioni, Cicerone, Orazio o Plinio il Giovane. Le ville punteggiano così il paesaggio dell'italia centrale: da quelle prossime a Roma, rifugio immediato per chi vuoi lasciare spesso il clamore urbano, a quelle di villeggiatura le quali, non a caso, scelgono posizioni panoramiche a Capri, Sorrento, Castellammare di Stabia o fra le forre della regione tiburtina.

Le forme architettoniche, conseguentemente, si trasformano: l'essenzialità e la funzionalità delle prime strutture cedono il passo a prospetti esterni colonnati e a giardini interni, a sale da pranzo disposte intorno a vasche ricolme di pesci, a serie di ambienti inseriti in sequenze che terminano su terrazze panoramiche. Per gli imperatori le residenze extraurbane assumono lo stesso significato: dalla villa di Tiberio costruita sulla rupe di Capri a quella assai più complessa voluta da Adriano nei pressi di Tivoli si sviluppa un linguaggio architettonico che si adatta al paesaggio o che crea spazi artificiali fra monumenti che assolvono funzioni di rappresentanza, ma destinati anche ai piaceri fisici e intellettuali.

Il prototipo della "villa" risale dunque all'epoca romana, epoca nella quale era sia centro di organizzazione agricola che luogo di svago. Il carattere rurale di queste residenze si perde nel Medioevo con il prevalere delle fortificazioni, dovute alle impellenti necessità difensive di quei tempi.

Nel XV secolo i castelli e le varie residenze fortificate cominciano a perdere i connotati di puri e semplici luoghi di difesa per modificarsi, ad esempio, nelle più ariose strutture dei casini di caccia.
Una delle caratteristiche dell'architettura delle ville è il riuso di edifici preesistenti. Il problema della trasformazione degli spazi è risolto a volte con un mascheramento totale, che non implica però la completa distruzione (rara sia per motivi economici che di fedeltà storica).

Eredi naturali dei casini di caccia sono le piccole «ville di delizia» cinquecentesche, che abbinano il recupero delle parti storiche a nuovi spazi, con ampie stanze e numerose logge.

La villa seicentesca sviluppa valenze architettoniche recanti un gusto accentuato per il monumentale. L'edificio diventa imponente e le ricche decorazioni solitamente esaltano le imprese e le virtù della famiglia. Ad alleggerire i fasti delle ville, nascono i leziosi giardini all'italiana, la cui moda prosegue fin nel pieno Settecento. Purtroppo questa moda verrà sostituita (e causerà perdite gravi) dalla predilezione per il giardino romantico all'inglese. Non si tratta solo di una mera differenza di stili: al giardino razionale, simbolo del dominio dell'uomo sul cosmo, subentra il parco come contemplazione della natura «selvaggia», una sorta di ritorno allo stato di natura teorizzato da Rousseau.
Un aspetto peculiare della diffusione della tipologia architettonica delle ville è la relazione tra queste e lo spazio agricolo circostante ovvero il territorio al cui dominio in origine era destinata la struttura.

Già nel Quattrocento è superata la rigorosa distinzione fra ville di svago e ville centrali agricole. In realtà, in quasi tutte le strutture si assommano le due funzioni, dal momento che persino le ville di delizia settecentesche, sorte in luoghi «turistici», non sono del tutto infedeli a queste premesse.

Valutando il posizionamento di questi manufatti sul territorio, possiamo constatare che prevalentemente si è preferito edificare nelle immediate vicinanze dei corsi d'acqua piuttosto che sulle vie di comunicazione carrabili. Si tratta certamente di una scelta estetica, però la bellezza del luogo si sposa anche con la comodità dei trasporti, sia agricoli e commerciali, che si intendeva far defluire attraverso le vie d'acqua.

Un altro rapporto è quello fra centro urbano e villa. La residenza nobiliare in genere diventa il perno del borgo, in alcuni casi invece l'edificio influenza solo in parte il contesto edilizio preesistente. Crea piuttosto uno spazio proprio, che a sua volta si trasforma in asse di un nuovo sviluppo. In altre situazioni, ancora, la villa genera ex novo un piccolo centro abitato, che comprende un polo religioso e le abitazioni dei contadini.

Ma perché fra Seicento e Settecento si assiste a un proliferare di ville?

Uno dei motivi è il progressivo prevalere di famiglie «nuove», provenienti dai mercanti del ducato, oppure dal mondo delle professioni.

I nuovi ricchi sono desiderosi di affermare il livello sociale conquistato, perciò cercano di costruire un edificio di prestigio che mostri alla popolazione un tenore di vita pari al loro orgoglio. Anche le famiglie di antica nobiltà vogliono a loro volta riaffermare il proprio prestigio e la propria memoria, ripensando la struttura delle residenze di campagna.

A volte costoro sono costretti a erigere nuove ville, poiché le spartizioni ereditarie hanno smembrato le proprietà della famiglia, oppure semplicemente perché è mutato il gusto. In quest'ultimo caso, e precisamente agli inizi del Settecento, gioca un ruolo decisivo la nuova estetica rococò del «comodo», che si traduce nell'ideologia e nel mito della «villa di delizia».

Questa si riteneva fosse necessaria per potersi distaccare dalla corruzione urbana ed entrare in contatto con la natura, in modo da avere la possibilità di godere di scelti ed esclusivi piaceri.
Normalmente la forma della villa è quella di un edificio a destinazione residenziale che a volte si impone sul territorio ed altre ne è in simbiosi. In entrambi i casi, insieme al momento storico a cui appartiene, viene determinato lo stile architettonico della villa. La forma generata esclusivamente dallo stile architettonico prescelto, ruota generalmente intorno ad un elemento preponderante che caratterizza tutta la villa.
Le ville dell'Italia settentrionale pur conservando ancora la torre, la corte, la loggia ed il breve orto murato, sono semplici costruzioni che rispecchiano la vita piena di intimità di chi le abita, senza sfarzo, per molti mesi dell'anno. Comune a quasi tutte è il cortile, centro di tutta la costruzione; le logge e le sale maggiori sono spesso affrescate; le facciate sono di semplice disegno, quasi sempre intonacate a calce, con finitura in pietra intorno alle porte e alle finestre e sugli spigoli della costruzione. Nell'Italia centrale invece presentano caratteristiche differenti. Costruite sempre in località dominante, sullo sfondo di ampie prospettive ottenute per mezzo del verde, di grandiose scalinate, di esedre, hanno imponenti volumi; le facciate sono molto contrastate per mezzo di loggiati profondi, di nicchioni, di portici; e l'andamento planimetrico, spesso molto articolato, è difficilmente tipicizzabile data la varietà e la molteplicità degli esempi.

Nelle altre regioni la struttura architettonica della villa presenta caratteristiche abbastanza comuni per quel che concerne lo svolgersi dei motivi architettonici. Gli edifici sono spesso a pianta quadrata generalmente su tre piani: pianterreno, piano nobile e sottotetto; la torre ancora presente è a volte inserita nel corpo centrale e a volte distaccata. Il motivo delle logge è impiegato per alleggerirne le facciate, l'atrio al pian terreno disimpegna alcune camere a volta; al piano nobile spesso il salone di rappresentanza e le stanze sono coperte con travoni di legno decorato.

Un discorso a parte meriterebbero le ville venete e in particolare quelle palladiane ma implicherebbe un discorso troppo lungo e articolato.
Le ville dell'Italia settentrionale pur conservando ancora la torre, la corte, la loggia ed il breve orto murato, sono semplici costruzioni che rispecchiano la vita piena di intimità di chi le abita, senza sfarzo, per molti mesi dell'anno. Comune a quasi tutte è il cortile, centro di tutta la costruzione; le logge e le sale maggiori sono spesso affrescate; le facciate sono di semplice disegno, quasi sempre intonacate a calce, con finitura in pietra intorno alle porte e alle finestre e sugli spigoli della costruzione. Nell'Italia centrale invece presentano caratteristiche differenti. Costruite sempre in località dominante, sullo sfondo di ampie prospettive ottenute per mezzo del verde, di grandiose scalinate, di esedre, hanno imponenti volumi; le facciate sono molto contrastate per mezzo di loggiati profondi, di nicchioni, di portici; e l'andamento planimetrico, spesso molto articolato, è difficilmente tipicizzabile data la varietà e la molteplicità degli esempi.

Nelle altre regioni la struttura architettonica della villa presenta caratteristiche abbastanza comuni per quel che concerne lo svolgersi dei motivi architettonici. Gli edifici sono spesso a pianta quadrata generalmente su tre piani: pianterreno, piano nobile e sottotetto; la torre ancora presente è a volte inserita nel corpo centrale e a volte distaccata. Il motivo delle logge è impiegato per alleggerirne le facciate, l'atrio al pian terreno disimpegna alcune camere a volta; al piano nobile spesso il salone di rappresentanza e le stanze sono coperte con travoni di legno decorato.

Un discorso a parte meriterebbero le ville venete e in particolare quelle palladiane ma implicherebbe un discorso troppo lungo e articolato.
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