Home

   

Dionisi

Proprietà

Contatti

 

Proprieta in vendita in
Petrella salto

Seleziona area

Paese:

Regione:

Provincia:

Comune:

Petrella Salto

Acquisti

In auto

Da Nord

Prendere l'autostrada del Sole A1, seguire la direzione Roma, uscire al casello autostradale di Fiano Romano, prendere la SS 4 Salaria in direzione Rieti, uscire in direzione Rieti Est, seguire la direzione Avezzano - Varco Sabino, continuare sulla SS579, attraversare Casette e proseguire seguendo indicazioni per Petrella Salto.

Da Sud

Dall'autostrada del Sole A1 uscire a Cassino, in prossimità di Avezzano continuare in direzione Roma, prendere l'autostrada A 25 in direzione L'Aquila, continuare sull'autostrada A 24 Roma-L'Aquila, uscire alla Valle del Salto, continuare sulla SS 579, attraversare Collerosso, Mareri e proseguire in direzione di Petrella Salto.

Da Rieti

Prendere la SS 579, svoltare sulla SP 22 in direzione di Petrella Salto.

In treno

E’ possibile raggiungere la stazione ferroviaria di Rieti, linea Terni – Rieti – L’Aquila – Sulmona e da lì raggiungere Petrella Salto con le autolinee Cotral.

L'intero territorio presenta punti di notevole interesse paesaggistico, con i rigogliosi castagneti della mezza costa che ammantano delle vere e proprie balconate protese verso il fondovalle e da cui si scoprono gli altipiani dell'Alta Sabina e le ultime alture dei monti Carseolani, che vanno ad interrompersi nella conca reatina, dove verso le acque del bacino del Salto, contornate a Sud Ovest dagli stessi monti Carseolani che la distanza colora di bruno e di azzurrastro, facendo loro assumere alla vista la funzione di una cornice infinita dove l'animo sembra riposarsi.

Ma lungo le pendici rigogliose dei monti di un verde intensissimo e di colori caldi e bruciati nell'Autunno e nell'Inverno, interrotti dai denti di rocce bianche e grigie, i centri del Comune di Petrella Salto ravvivano con il segno della presenza umana questo paesaggio tutto da scoprire.

E, talvolta, l'apparire e lo scomparire tra le piante del colore dei muri delle case dei piccoli centri e dei loro tetti ocra e cremisi, talvolta luccicanti sotto recenti piogge, oppure l'imporsi dei centri di cresta come Staffoli o Mareri, porta a considerare questo territorio pieno di vita, rigoglioso non solo per l'opera della natura, ma anche per quella originale dell'uomo.

Infatti il territorio del Comune di Petrella Salto è quanto mai ricco di opere e di vicende umane e quanto mai pregno di una vitalità che è indice di una sovrabbondanza di sentimenti che si protende verso il futuro, pur senza dimenticare il passato... .

E basta percorrere la moderna strada a scorrimento veloce Rieti-Torano, per comprendere come in tutto il territorio passato e presente si integrino in modo mirabile, si compenetrino nella costruzione di un futuro che è continuazione di Storia umana, la quale non è altro che l'incedere del tempo della vita dell'uomo in una determinata area.

 

Il territorio del Comune di Petrella Salto si pone nella bassa valle del Salto alla destra del suddetto fiume, occupando un'area che va dalle cime del Nuria fino all'attuale bacino artificiale del Salto.Lo stesso fiume, dopo la diga lo divide dal territorio dei comuni dell'Alta Sabina, lungo una linea che fu anche il confine storico fra Stato della Chiesa e Regno delle Due Sicilie.Territorio ricco di Storia e di vicende, in esso fin dall'epoca classica fiorirono centri di notevole interesse. Fra questi spicca Cliternia, insediamento romano che il Martelli identificò nella zona di Capradosso, ma che, a nostro avviso, dovette occupare un sito posto tra l'attuale Casale Antonetti e la chiesa diruta di S. Giovanni di Staffoli, posta lungo la provinciale Cittaducale-Fiamignano.

È in questo sito, infatti, che si ritrova la maggior parte di reperti archeologici chiaramente provenienti dall'antico insediamento, il quale non è più nominato dalle fonti fin dal IV secolo . Si ignorano le cause della scomparsa di questo centro, del quale restano numerose epigrafi.

La causa più probabile è da attribuire forse ad un terremoto, ma non sono da escludere altri motivi, fa cui una progressiva decadenza della zona che con le invasioni barbariche dovette toccare il fondo.

Nell'alto Medioevo si ha un lungo silenzio sull'intera zona equicola che compare solo in alcuni documenti di difficile interpretazione.

Gli attuali centri sorgono invece intorno al secolo XI, quando, in seguito alle invasioni dei Saraceni e dei Normanni le popolazioni furono costrette ad incastellarsi in centri più sicuri.

È proprio allora che sorgono i "castelli" di Petrella, di Staffoli, di Capradosso, di Mareri, con le numerose "villae", di Offeio e di San Martino.

Interessante per lo studio dell'incastellamento è analizzare il sito sul quale sorse Petrella. Costruita intorno ad uno sperone roccioso pressoché inespugnabile sul quale sorse la Rocca, autonoma dal punto di vista del rifornimento idrico, per la presenza delle numerose "fonticelle", il nuovo centro si poneva in una posizione fortemente favorevole, elevata e difendibile, totalmente esposta a mezzogiorno e tale da fungere da anello di congiunzione tra la fertile produzione agricola delle vallate di mezzacosta ed i buoni pascoli dei pianori montani.

La sua quindi è una buona posizione che assicurerà nel futuro dei proficui sviluppi.

Intorno al 1180 inizia l'infeudamento del territorio a varie famiglie, fra le quali spicca quella dei Mareri, proprietaria all'inizio dei centri di Mareri, Piagge, Pagliara, Oiano, Teglieto, Vallebona e Casardita, ma che tendeva con l'acquisto di Petrella e di altri castelli, ad un reale dominio sull'intero Cicolano. Tali acquisti si realizzarono certamente prima del 1228 quando queste località sono in possesso di Tommaso e Gentile Mareri.

È questo anche il periodo in cui Filippa, sorella dei suddetti, compie una clamorosa scelta religiosa.

Rifiutate tutte le offerte di matrimonio, preferì fuggire nella benedettina "grotta di S. Nicola " sopra Piagge dove si diede, con alcune seguaci, alla vita monastica.

Morta nel 1236, a Filippa fu subito tributato un culto per cui Pio VII, nel 1808 la proclamò Beata

I Mareri, intanto, dopo un riuscito tentativo di Tommaso I di uscire indenne dalle lotte fra Angioini e Svevi, dopo il passaggio di Corradino di Svevia perdettero tutti i feudi. Petrella in quell'occasione divenne demaniale e cominciò ad esercitare un'importante funzione politica nella zona come sede dei giudici regi.

Durante la lotta fra gli Angioini ed i Mareri, il castrum di Mareri fu incendiato e distrutto.

Dal 1305 i Mareri ripresero possesso degli antichi feudi e cominciarono a risiedere a Petrella, la loro potenza venne stroncata dalla cd strage della Petrella del 1511, successivamente la contea venne venduta e i Mareri scomparvero dalla storia di questo territorio. Ad essi subentrarono i Colonna.

Ma la storia del Cinquecento petrellano, alla fine del secolo, doveva arricchirsi del fatto che è, senza dubbio, I'avvenimento più noto della Storia del Cicolano. Esso è appunto il giallo di Beatrice Cenci, alla cui figura, spesso romanzata, Petrella è legata inscindibilmente.

Sotto il governo del figlio di Orinzia, Marzio, duca di Zagarolo, che a Petrella amava risiedere nel palazzo di S. Rocco, divenuto poi convento ed attualmente sede comunale, il patrizio romano, Francesco Cenci, pressato a Roma dai creditori e dagli stessi figli maggiori, Giacomo, Rocco e Cristoforo, con la seconda moglie Lucrezia e la figlia Beatrice, chiese a Marzio Colonna di alloggiare nella Rocca della Petrella che raggiunse a cavallo.

Nella Rocca egli, temendo che la figlia si sposasse, soprattutto per non sborsare la dote, la tenne quasi in prigionia insieme alla matrigna.

La giovane, intelligente e determinata, decise allora di uccidere il padre. Per realizzare questo disegno, dopo aver coinvolto da Roma il fratello Giacomo, divenne l'amante di Olimpio Calvetti, castellano della Petrella, che inizialmente anch'egli risiedeva nella Rocca, ma che, successivamente fu fatto spostare da Marzio Colonna, che forse aveva sospettato qualcosa della sua relazione con Beatrice, nel palazzo baronale di porta orientale..

Ma non per questo il Calvetti desistette dall'incontrare Beatrice, che raggiungeva con scale attraverso la muraglia, I'ortaccio e la finestra della prigione.

Comprata con promesse poi non mantenute, la complicità di un misero maniscalco, Marzio da Fioran, detto il Catalano e costretta Lucrezia a partecipare alla congiura, con l'assenso e la guida di Giacomo Cenci, Beatrice fece sorprendere il padre dal Calvetti e dal Catalano nel suo letto.

Il primo lo uccise con un colpo di martello alla tempia, mentre il secondo lo immobilizzava con colpi di mattarello.

Era il 9 settembre del 1598. Per occultare il delitto si finse una disgrazia ed il corpo fu gettato dal Calvetti da un mignano malamente dissestato ad arte, nell'ortaccio. Ma né i Petrellani, né i giudici del Regno di Napoli credettero alla disgrazia, mentre Lucrezia e Beatrice, imprudentemente, fecero scoprire alcune prove dell'assassinio. Benché fuggiti subito a Roma dopo il seppellimento frettoloso di Francesco Cenci in Santa Maria della Petrella, i Cenci furono ugualmente raggiunti dalla giustizia pontificia che riuscì quasi subito ad arrestare il Catalano.

Dopo un processo memorabile, nel corso del quale i Cenci riuscirono a far uccidere Olimpio Calvetti da un sicario, nei pressi di Cantalice, la posizione dei Cenci si aggravò ancor più e si ebbe la sentenza: Giacomo fu condannato ad essere accoppato e poi smembrato, Beatrice e Lucrezia ad essere decapitate, mentre al più giovane Bernardo Cenci, la pena capitale fu commutata in sei anni di galera.

Subito del personaggio di Beatrice, la cui bellezza aveva colpito la fantasia popolare, si impadronì la leggenda e la letteratura. Di essa scrissero Shelley, Sthendal, Dumas e numerosi altri. Intanto nel territorio del contado di Cicoli continuò il governo dei Colonna per un altro mezzo secolo. A Petrella si affermava nel frattempo una ricca borghesia mercantile, fra cui spicca la famiglia Novelli che nel 1643 completò la costruzione della brillante chiesa di S. Andrea e del palazzo oggi detto Maoli, in splendido stile manierista. L'ultimo dei Colonna di Cicoli, Pompeo, entrato in contrasto con la corte vicereale napoletana per aver fortificato la Rocca di Petrella, fu da questa spogliato di tutti i feudi. Subentrarono i Barberini, che però curarono assai poco i possessi equicoli.

Il Cicolano cominciò a divenire sempre più marginale, anche se a Petrella nel secolo XVIII e nel successivo, la popolazione aumentò fino a toccare i 1500 abitanti e vi sorse un potente ceto borghese. Tale situazione continuò fino all'unità d'Italia.

Fu forse proprio per questo che Petrella Capoluogo ebbe un ruolo molto marginale nel fenomeno del brigantaggio postunitario che vide protagoniste invece le sue frazioni come Teglieto, patria del famigerato brigante Bernardino Viola, e Fiumata, dove operò un nucleo di briganti locali.

Nel 1859 intanto, per un accordo tra Stato Pontificio e Regno delle Due Sicilie, le frazioni di S. Martino ed Offeio furono aggregate al Comune di Petrella. L'ultimo fatto notevole della ricca storia locale è la costruzione del bacino artificiale del Salto, con relativa distruzione di Borgo San Pietro, Teglieto e Fiumata, poi ricostruiti più a monte nel 1940.

Attualmente, dopo un periodo di notevole spopolamento, I'intero territorio cerca nel turismo la sua vocazione e, specie a Petrella Salto ciò non è impossibile, soprattutto se si tengono presenti le attrattive ed il valore del suo centro storico, senza dubbio uno dei più pregevoli della Provincia di Rieti. Anche le frazioni sono assai interessanti, si pensi a Staffoli, con la sua posizione a guardia della Valle del Salto e di quella del Velino, a Piagge, ad Offeio, nonché a graziosi centri sulle rive del Salto, come Borgo S. Pietro e Fiumata, centri di turismo estivo. Notevolissima attrattiva è la montagna, con i suoi splendidi pianori costellati da laghi, il cui sviluppo è forse quello che in futuro riuscirà a risollevare la zona dal torpore in cui la civiltà industriale, con il conseguente urbanesimo, sembra averla condannata.

Chiesa di Sant’Andrea

La chiesa di Sant’Andrea, ultimata nel 1643, fu costruita secondo i moduli del tardo manierismo: i contrafforti che limitano le cappelle la rendono possente e su uno di essi poggia il campanile in pietra scalpellata.

La facciata presenta la parte inferiore più stretta raccordata a quella inferiore da due volute in pietra.

Alla possanza dei contrafforti e dei muri si contrappone l’eleganza della facciata listata in pietra serena e del campanile.

L’interno della Chiesa presenta lungo i due lati una serie di cappelle, tre per ogni lato, con archi a tutto sesto, ben integrate nell’ampia aula con volte a botte, listate da tre cornici in pietra serena.

L’altare maggiore, posto su un presbiterio al quale si accede da gradini in pietra serena, è ornato da una grandiosa pala raffigurante la Madonna con il Bambino: tale opera è attribuita ad Ascanio Manenti di Capradosso.

Intorno alla pala si notano stucchi con angeli e santi.

Rocca della Petrella

Le prime notizie sulla Rocca di Petrella risalgono alla metà del XII secolo quando era feudo in capite di Gentile Vetulo, che morì prima del 1170.

Le tappe del successivo frammentarsi dei possessi di Gentile Vetulo e del subentrante Mareri, che divenne la più potente famiglia della nobiltà rurale dell’area, non sono molto chiare.

La signoria dei Marerì finì nel 1532.

La Rocca di Petrella è anche legata indissolubilmente ad un altro tragico avvenimento, nel 1598, l’uccisione di Francesco Cenci ad opera di Olimpio Calvetti, castellano della Rocca, e di Marzio Catalano su istigazione della figlia Beatrice, amante del Calvetti.

Il processo, celebrato a Roma sotto il Pontificato di Clemente VIII, vide la condanna a morte di Beatrice, di Lucrezia e di Giacomo Cenci che furono crudelmente giustiziati a Roma, presso Castel Sant’Angelo, nel settembre 1599.

Palazzo Maioli

Palazzo costruito nel seicento, contestualmente alla chiesa di Sant’Andrea, per opera della potente famiglia mercantile dei Novelli.

Esso è un grande maniero che unisce il rigore delle forme all’eleganza architettonica dell’adiacente chiesa.

Sul lato nord il palazzo è diviso in due parti: nella parte inferiore il bugnato si presenta rustico, mentre in quello superiore è liscio.

Le due parti sono collegate da lesene che terminano con un capitello che sostiene la cornice della grondaia. Al centro si apre un portale in pietra viva scalpellata.

Nel lato sud il palazzo presenta un bugnato rustico in cornici di pietra, listati da cornici piatte fra il primo e il secondo e il terzo piano, mentre fra gli scantinati e il primo piano la cornice è un cordolo semicircolare in pietra scarpellata.

Anche la parte sud presenta un portale in pietra viva e le finestre sono incorniciate da stipiti di pietra, mentre la grondaia è sostenuta da listelli di legno lavorati.

All’interno si apre una corte con tre ordini di arcate a tutto sesto.

I pavimenti sia all’interno del palazzo che della corte sono in cotto, mentre gli scalini sono in pietra, come sono in pietra gli stipiti interni delle porte.

Tra le molte stanze del palazzo assume una certa rilevanza il salone di rappresentanza, oggi utilizzato per mostre e manifestazioni, che ha il soffitto ligneo a cassettone e un grande ed interessante camino in pietra scolpita.

In alcune stanze, all’ultimo piano, si possono ammirare alcuni soffitti con volte a vela con affreschi di buona fattura.

Notevoli le cantine, che sono posizionate nel seminterrato del palazzo, e che conservano antichi oggetti agricoli e vecchie e gigantesche botti utilizzate nel passato per conservare il vino prodotto nelle proprietà dalla famiglia.

 

Casa in piazza della chiesa

L’edificio, inglobato nel tessuto medievale dell’abitato, presenta sulla facciata un portale del secolo XV di notevole interesse, forse rimaneggiato in epoca successiva.

L’architrave, decorato da fregi ad alto rilievo e da colonnine a tortiglione all’estremità, sorregge un cornicione a dentelli.

I piedritti sono conclusi da grosse mensole a doppia gola e affiancati da due sculture di leoni riposanti, incastonati nella muratura.

Sopra l’architrave, nella facciata principale, sono presenti degli affreschi della stessa epoca logorati dal tempo.

Palazzo Baronale

Il palazzo baronale, denominato in alcuni documenti d’archivio anche Palazzo inferiore, viene costruito nel secolo XIV dalla famiglia Mareri che in quel periodo domina su tutto il Cicolano.

Nel 1532 l’edificio è venduto, insieme all’abitato, al cardinale Pompeo Colonna e nel 1662 a Maffeo Barberini.

Attualmente ospita, nei piani superiori, le sedi della Biblioteca Comunale e della Pro-Loco e, in quelli inferiori, alcune attività commerciali.

Su un portale del palazzo, nella via XX Settembre, è visibile lo stemma della famiglia Colonna.

Palazzo Mareri

Il palazzo è situato nella Piazza di Santa Maria della Petrella, allacciato con alcuni portici ed il lato sud al campanile della chiesa.

Sembra che la sua sistemazione definitiva risalga alla fine del XIV secolo quando, sotto il governo di Lippo Mareri, fu ampliata la chiesa di Santa Maria.

Tutt’oggi è ancora ben visibile una parte del palazzo a forma di torre risalente al periodo tardo medievale anche se vi sono alcune stratificazioni risalenti ai secoli successivi al XIV.

All’interno della casa è presente un antico camino di notevole fattura.

Palazzo Mozzetti

Il palazzo, situato all’interno del piccolo borgo fortificato di origine medievale, in posizione dominante sulla valle del Salto, in località Pagliara, si sviluppa su due piani, oltre ad un seminterrato, destinato anticamente a cantina e rimessa per carrozze.

L’edificio presenta attualmente motivi stilistici seicenteschi, come le finestre ovali nel sottotetto, a testimonianza di una serie d’interventi costruttivi che, nel corso dei secoli, hanno modificato l’impianto originale.

Santuario di Santa Filippa Mareri

Il Santuario di Santa Filippa, nel quale sono conservati i resti della Santa si trova nella frazione di Borgo San Pietro. Nel comune molti sono i luoghi legati alla vita della Santa, nata da una nobile famiglia verso la fine del secolo XII, nel castello di loro proprietà della famiglia a Borgo San Pietro. La sua famiglia ostacolò questa scelta per cui Filippa fuggì rifugiandosi in quella che oggi viene chiamata "Grotta di Santa Filippa", situata sopra l'abitato di Piagge, e vi rimase circa tre anni, fino al 1228 quando i fratelli le donarono il castello con l’annessa chiesa di S.Pietro e la Santa si trasferì nella tenuta con le sue compagne vivendo secondo la regola indicata da San Francesco per Santa Chiara e le monache di San Damiano.

San Francesco affidò la cura spirituale del monastero al Beato Ruggero da Todi.

Lago del Salto

Il lago del Salto dista 20 km da Rieti, 55 km da Avezzano e circa 50 km dall'Aquila.

La sua superficie è di 820 ettari, con circa 40 km di sponde, con vegetazione ripariale molto povera a seguito delle continue variazioni del livello mentre le pendici sono coperte da vetusti boschi di latifoglie.

Profondità, con massimo invaso, m. 75 (diga m. 108).

Le caratteristiche zoologiche risultano prevalentemente rivolte verso una fauna ittica a ciprinidi tra cui spicca la presenza di Carpe regine, Carpe erbivore (Amur), Tinche, Cavedani e Alborelle.

L'invaso inoltre, è ricco anche di Trote, Anguille, Persici reali, Persici sole, Persici trota o "Black bass'', Lucci e Coregoni.

Sono presenti specie secondarie quali Scardola, Carassio e "Gardon" (Rutilus rutilus).

Nel lago sono presenti esemplari di Gambero turco (Astacus leptodactylus) e di Gambero americano (Orconectes limosus) per ora non soggetti a restrizioni di pesca.

Per la particolare conformazione nel bacino viene praticata prevalentemente la "pesca da fondo" con le tecniche che variano dal "carpfishing" alla pesca a fondo con il sugheretto o, addirittura, solamente con piombo ed esca.

Ai fini della classificazione, le acque del bacino artificiale del Salto sono annoverate tra quelle principali dov'è consentita, per le caratteristiche fisico - chimiche e biologiche oltre alla pesca sportiva anche la pesca di mestiere.

Nell'invaso è consentito pescare con 3 canne da collocare entro un raggio di m. 10 o con la bilancia avente lato massimo di m. 1,50 con maglia non inferiore a mm 10.

Le esche sono tutte consentite ad eccezione del sangue usato anche come additivo ad altri componenti, è quindi possibile pescare con il bigattino, il verme, il vivo ecc..

Le sponde del lago sono quasi interamente praticabili perché servite da una strada percorribile con l'autovettura permettendo così un'ampia scelta del posto di pesca.

Lago di Rascino

Il lago di Rascino, situato nell'omonima piana, si trova a circa 1.200 m. di quota situato su di un incantevole altopiano che si protende verso Nord-Est dal massiccio del Monte Velino.

Il lago, piccolo e di forma irregolare, hauna profondità inferiore ai 4 m ed una superficie di 0,2 kmq, non ha immissari, raccoglie le acque meteoriche e quelle che scorrono lungo i versanti durante le piogge, né emissari poiché smaltisce le sue acque per via carsica o per evaporazione.

La fauna ittica prevalente è composta da ciprinidi tra cui spicca la presenza di Carpe regine, Tinche e Alborelle.

L'invaso, inoltre, è ricco di Persici reali e, soprattutto, Lucci.

Nel lago vengono praticate tutte le tecniche di pesca, con prevalenza dello "spinning" a seguito dell'elevata presenza di Lucci "papera".

È possibile giungere al lago percorrendo due strade, una che passa per l'abitato di S. Lucia di Fiamignano e l'altra che passa per l'abitato di Petrella Salto, dista circa 40 km da Rieti e circa 25 dall'Aquila.

Ai fini della classificazione, le acque del lago di Rascino vengono annoverate tra quelle secondarie cat. "B" dov'è consentita esclusivamente la pesca dilettantistica o sportiva.

Le sponde del lago sono quasi interamente praticabili permettendo così un'ampia scelta del posto di pesca.

Dal 1999 sul lago grava un provvedimento di piscicoltura assentita alla Coop. Monte Nuria con sede in Fiamignano.

Area Wilderness

Con apposita delibera del consiglio comunale, nel corso dell’anno 2002, il Comune di Petrella Salto ha deliberato la designazione di un Area Wilderness (area selvaggia) nella zona del suo territorio comprendente i Monti Nuria e Nurietta per un’estensione di circa 1.520 ettari.

L’area comprende i versanti occidentali e meridionali dei monti omonimi, le vette maggiori che chiudono ad occidente la zona dell’altopiano di Rascino, posta tra la valle del Fiume Velino e quella del Fiume Salto.

Zona d’alta quota appenninica con presenza di diversi altopiani dove sono presenti grandi estensioni di pascoli e boschi di faggio e carpino nero.

Interessanti sono una serie di laghetti ad alta quota, assolutamente non consuetudinari in Appennino, con presenza di specie anche rare della flora acquatica.

La costituzione dell’ “Area Wilderness” rappresenta per il Comune l’impegno a mantenere inalterato lo stato morfologico e paesaggistico di una vasta zona del territorio rimasta ancora selvaggia nonostante i millenni di civilizzazione e di sviluppo.

Si tratta dunque di un impegno a preservare la situazione ambientale paesaggistica originaria, lasciando che le forme della natura si evolvano liberamente e senza condizionamenti o interferenze umane.

L’”Area Wilderness” non è un Parco Nazionale, né un Parco Regionale o una Riserva Naturale. E’ un luogo di natura incontaminata a disposizione dell’umanità.

Nel territorio di Petrella Salto sono ben rappresentate diverse specie di fungo, la cui produzione è sostenuta e di pregio.

Diffuse in prossimità delle ceppaie morte sono le Armillarielle o chiodini o famigliole, da consumarsi da giovani e caratteristiche per crescere in fitti ciuffi.

Molto diffusi e ricercati i Gallinacci o Galletti (Cantharellus Cibarius). Si tratta di un piccolo fungo a lamelle dal cappello depresso al centro, giallastro e lobato ai margini.

Lungo i margini delle strade è facile trovare il Coprinus Comatus o Cantoniere, dall’inconfondibile forma allungata quasi cilindrica del cappello.

La provincia di Rieti viene accreditata come una delle province più ricche d’Italia per la produzione di tartufi, in particolare nella zona di Petrella Salto, il prezioso micello trova il suo impiego nella realizzazione delle buonissime fettucine, bruschette e frittate.

Nei boschi di roverella, ma anche di carpino e misti di altre specie si rinvengono principalmente due specie di tubero: il Melanosporum o tartufo nero di Norcia e il Tuber aestivum.

Ristorante IL PESCATORE

Via Cicolana 25 - 02025

BORGO SAN PIETRO (RI)

Tel. 0746/558254

 

Ristorante LA LOCANDA DI BEATRICE CENCI

Via G.Maoli - 02025

PETRELLA SALTO (RI)

tel. 0746.521170

sito web Sito: www.locandacenci.it

 

LA SPIAGGIA DEI PIOPPI

Via della Spiaggia 20

02025 PETRELLA SALTO (RI)

tel: 0746 558088

 

RISTORANTE MIRALAGO

Via Silvi Vincenzo 13

02025 BORGO SAN PIETRO (RI)

tel: 0746 558062

AGRITURISMO I DUE REGNI

Loc. Oiano - PETRELLA SALTO

Tel. 0746/558342

sito web: www.agriturismoidueregni.it

 

AGRITURISMO VALLE DEL SALTO

Loc. S.Martino

Tel. 0746/526180

 

Bed & Breakfast "BELSITO"

Via Belsito Loc. Fiumata - PETRELLA SALTO

Tel. 0746/558220 - cell. 333.3220812

Copyright © 2005 & Powered by Galaxy Technology S.r.l.
Sponsored by Dionisi Property Search Ltd