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Rieti

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Rieti

In auto
Da Nord
Autostrada A1 Firenze-Roma, uscire al casello di Orte, proseguire lungo la superstrada Orte-Terni e successivamente in direzione Rieti lungo la SS 675 o lungo la SS79
Autostrada A1 Firenze-Roma, uscire subito dopo la barriera di Roma-Nord a Fiano Romano e proseguire sulla SS4 Salaria in direzione Rieti.
Da Sud
Autostrada A1 Napoli-Roma, prendere all'altezza di San Cesareo la deviazione per la bretella di ricongiungimento all'autostrada A1 Firenze-Roma in direzione Roma; uscire al casello di Fiano Romano e proseguire sulla SS4 Salaria in direzione Rieti.
Rieti dista da Roma circa 80 km ed è facilmente raggiungibile percorrendo la SS4 Salaria.
Da Est
Autostrada A24 Roma-L'Aquila-Teramo, uscire al casello Valle del Salto, poi proseguire lungo la SS 578 in direzione Rieti.

In autobus
Autobus di linea COTRAL, partenza dalla stazione Tiburtina di Roma, arrivo alla stazione ferroviaria di Rieti (capolinea).
Tempo di percorrenza 1h e 50 minuti.
I biglietti si possono acquistare nelle stazioni.
Da Roma un servizio di treno metropolitano conduce alla stazione di Fara Sabina, da dove si prosegue verso Rieti con autobus di linea COTRAL.
Il servizio parte da diverse stazioni di Roma tra cui Tiburtina (frequenza ogni 15 minuti).

Per maggiori informazioni:
Tel. +39 0746 256750
Numero verde COTRAL 800 150008
http://www.cotralspa.it

In treno
Rieti è raggiungibile da Terni o da L'Aquila con la linea ferroviaria Terni-Rieti-L'Aquila-Sulmona.

Per maggiori informazioni:
Servizio FS Informa - Tel.892021 (raggiungibile da rete fissa)
http://www.trenitalia.it/

Trasporti urbani
Spostarsi dentro Rieti e nei dintorni è facile grazie gli autobus dell'Azienda Servizi Municipali di Rieti.

La tradizione che vuole Rieti centro d'Italia è antichissima. Allo scrittore Marco Terenzio Varrone (116-27 a. C.) è affidata la prima citazione in cui si parla della piana reatina come centro della Penisola.
Rieti è situata alle pendici del monte Terminillo, lungo la valle disegnata dal fiume Velino. Possedimento romano e successivamente residenza papale, la città conserva un'imponente e monumentale cinta muraria due-quattrocentesca.
Passeggiare tra le strade e le piazze vuol dire immergersi nella storia e nell'arte. Il Palazzo Comunale, in piazza Vittorio Emanuele II, fu eretto nel XIII sec. e riedificato nel XVII sec. Il Duomo, con il suo campanile romanico e il portico del 1458, conserva opere d'arte mirabili.
I palazzi nobiliari impreziosiscono il centro, come il cinquecentesco Palazzo Vecchiarelli ad opera di Carlo maderno o come il Palazzo della Prefettura, ornato dalla splendida loggia di scuola vignolesca che si affaccia panoramicamente sulla parte bassa del centro storico.
Uno dei simboli culturali della città è il Teatro Flavio Vespasiano, piccolo gioiello d'acustica la cui cupola è totalmente ricoperta dal dipinto con il trionfo di Vespasiano e Tito dopo la presa di Gerusalemme.
Le vie del centro ospitano anche le vestigia del Ponte Romano, adagiate sul letto del fiume Velino.
Simbolo della storia e della vita cittadina, le sue acque limpide e il suo ecosistema rappresentano un vero gioiello naturale nel cuore del centro abitato.

Fonte www.apt.ri.it

Le tracce della fondazione di Rieti si perdono all'inizio dell'età del ferro. Più antica di Roma, alla cui sorte fu legata nei secoli successivi, Rieti deriva il suo nome da Rea, madre di tutti gli Dei. Rieti ha rappresentato il più importante centro di diramazione nel processo di colonizzazione operato dai Sabini fin dal VIII sec. a.C., Il 290 a.C. vede la storia reatina confondersi con quella di Roma a cui fu sottomessa insieme alle altre popolazioni sabine. Ma il legame tra Sabini e Romani è ancora più antico e leggendario. Infatti nel quarto anno dalla fondazione dell'Urbe, Romolo, nel tentativo di trovare mogli ai suoi uomini, organizzò il famoso ratto delle Sabine. Il console Manio Curio Dentato, artefice della vittoria romana operò la prima importante bonifica della pianura reatina, occupata in gran parte dalle acque del Lacus Velinus, scavando un emissario nella montagna delle Marmore, in territorio umbro.
Da allora migliaia di metri cubi di acqua vanno a formare la cascata più alta e famosa d'Europa. A quell'epoca risalgono anche i contrasti con i vicini ternani. Con l'estensione del suffragio ai sabini e ai reatini nel 268 a.C., la città partecipa alle vicende del popolo romano. Rieti dette i natali ad uomini illustri della repubblica, come Marco Terenzio Varrone, "padre della romana erudizione". La sua produzione fu enorme: 74 opere in 620 libri; a noi sono rimasti soltanto i tre libri del 'De re rustica' e sei libri del "De lingua latina". Il suo intento fu quello di ordinare e abbracciare tutto il sapere, adattandolo alle esigenze della società e della tradizione latina. Sempre dell'epoca repubblicana, sono da ricordare l'oratore Lucio Ottavio e il generale Publio Vitinio. Nel periodo dell'impero la Gens Flavia, originaria di Rieti, occupó importanti cariche politiche fino ad essere elevata al trono imperiale con Vespasiano e successivamente con i figli Tito e Domiziano (Il Colosseo fu iniziato da Vespasiano nel 72 d.C. e terminato da Tito nell'81 d.C.).
La terra sabina, di tradizione austera, accolse fin dagli esordi la religione cristiana. il fondatore della chiesa reatina fu San Prosdocimo, che svolse un'intensa opera di propaganda avvicinando al nuovo credo la popolazione.
E ben presto Rieti ebbe i suoi martiri: Marone prete e Vittorio di Cotilia; più tardi Eleuterio e sua madre Anzia. Ma la martire più celebre fu Santa Barbara da Nicomedia, morta a Scandriglia nel 288, le cui reliquie sono conservate sotto l'altare maggiore del duomo di Rieti, a lei consacrato nel 1806. Nel 584 Rieti fu occupata dai Longobardi diventando un importante gastaldato, facente parte del ducato di Spoleto. La nuova amministrazione svolse importanti funzioni amministrative e politiche che si estesero oltre i confini del territorio reatino. Con la ricostruzione dell'Impero Romano, il Duca di Spoleto e quindi anche i reatini, giurarono fedeltà a Carlo Magno. Nel 773 l'imperatore Franco, accorso in aiuto di Adriano I per contrastare Desiderio re dei longobardi, concesse al pontefice il dominio di Rieti e della Sabina. Più tardi il ducato di Spoleto, insieme ad altre città, fece atto di sudditanza a Carlo Magno, ma nel 781 tornò sotto il dominio del papa tranne Rieti e il suo territorio.
Le violente incursioni saracene, che alla fine del IX secolo investirono Rieti e l'intera Sabina, furono definitivamente debellate dai reatini, capeggiati da Archiprando, nel 916. Con lo sviluppo della potenza normanna nell'Italia meridionale, i reatini subirono l'assedio delle truppe di Ruggero Il di Sicilia, che tra il 1149 e il 1151 distrussero la città costringendola alla resa. Si intraprese allora un'intensa opera di ricostruzione, che culminò con la consacrazione nel 1157 della cripta della cattedrale ad opera del vescovo Dodone. Già dal 1178 Rieti è un libero Comune, grazie ad un privilegio concesso da Federico I. Il figlio, Enrico VI, nel 1185 celebrò il matrimonio "per legatos", essendo lo sposo assente, con l'ereditiera del regno di Sicilia Costanza di Altavilla, nel palazzo vescovile reatino. Rieti ed altre città del ducato di Spoleto si pongono nel 1198 sotto la protezione del papa Innocenzo III e proprio in questi anni appare per la prima volta il nome podestà, la più alta carica comunale il cui governo poté essere svolto liberamente, malgrado l'autorità pontificia. La città fu di nuovo travolta, nel 1239, da guerre e saccheggi ad opera di Federico II. Nella contrapposizione tra il papato e l'imperatore germanico, i reatini si schierarono sempre dalla parte del partito guelfo e dopo la morte di Federico Il, il papa Innocenzo IV si preoccupò di ricostruire ed arricchire la città. A Rieti il duecento è un periodo fondamentale per la sua espansione, con l'edificazione di numerosi edifici pubblici e religiosi e la ricostruzione delle mura.
Nel 1321 podestà e capitano d Rieti sarà Iacopo Sciarra Colonna, del partito imperiale. Nella diocesi reatina, mentre i ghibellini salutano a Roma il futuro imperatore Ludovico il Bavaro, verrà eletto l'antipapa Pietro Rainaldo col nome di Niccolò V.
Dopo una breve pace tra i due partiti, il Papa Innocenzo VI incarica il vescovo di Sabina, Egidio di Albernoz, di riportare sotto l'autorità pontificia tutti gli stati che se ne erano allontanati. Ma il cattivo governo dei rettori nominati dal pontefice, portò Rieti a partecipare nel 1375, alla ribellione delle città nei confronti della Chiesa, pur dichiarando la propria fedeltà al papa. Il governo cittadino fu affidato nel 1377 ad un autorevole reatino, Cecco Alfani, la cui famiglia aveva saputo conquistare la benevolenza papale.
Il figlio di Cecco, Lodovico, fu eletto Vescovo di Rieti e l'altro, Rinaldo, ebbe per dieci anni la custodia della rocca di Montecalvo.
Ma la potenza degli Alfani non era destinata a durare: la gelosia di altre nobili famiglie reatine provocò la morte di Ludovico, il ferimento di suo fratello Giannandrea, abate di San Eleuterio, mentre Rinaldo sfuggì a malapena alla morte. Il papa Martino V rimosse Rinaldo, a cui aveva affidato poco tempo prima il Vicariato della città, liberando così Rieti dal governo degli Alfani e ponendola sotto il controllo di un governatore pontificio.
Nei secoli XV e XVI la città è impegnata a difendersi su due diversi fronti: dagli abruzzesi per questioni di confine e dai ternani per la cava delle Marmore.
La prima controversia si risolse sulla fine del '500, mentre per la questione ternana si giunse quasi ad una e vera e propria guerra fra le due popolazioni, a causa delle continue inondazioni della Valnerina provocate dalle acque traboccanti della cava. Una soluzione temporanea si ebbe nel 1546 e nel 1598, con l'intervento rispettivamente degli architetti Antonio Sangallo e Giovanni Fontana, che presiedettero ai lavori per lo scavo di un nuovo emissario.
Dopo un periodo di tranquillità in cui la città fu retta da un Governatore prelato con poteri sempre più ristretti, si giunge all'epoca della rivoluzione francese.
Nel breve periodo della repubblica romana del 1798, Rieti fu Cantone Urbano, compreso nel Dipartimento del Clitunno con capoluogo Spoleto. L'anno successivo la città fu assalita e saccheggiata dalle truppe di Salomone, in nome di Ferdinando IV di Borbone, ma i reatini opposero una I tenace resistenza.
Con la caduta della repubblica romana e la restaurazione del governo pontificio, Rieti fu annessa alla Sabina e fu sede di un Governatore generale. La seconda invasione francese e la proclamazione dell'impero videro Rieti far parte del Dipartimento del Tevere, con capoluogo Roma e sede di Sottoprefettura.
Nel 1816 Pio VII, sistemando definitivamente lo stato pontificio, ricostituì la provincia Sabina, detta Delegazione Apostolica, con capoluogo Rieti che ebbe anche, oltre numerosi uffici pubblici, il tribunale di prima istanza. Nel 1824 Leone XII riunì Rieti alla Delegazione di Spoleto, ma nel 1831 la città tornerà di nuovo ad essere provincia a sè stante.
I moti risorgimentali dell'epoca, ebbero come teatro di battaglia il Colle di Lesta, nelle vicinanze del centro urbano, con la contrapposizione delle truppe del generale Guglielmo Pepe a quelle austriache del generale Frimont, che volevano ripristinare l'assolutismo di Ferdinando I. Allo scoppio dei moti romagnoli del 1831, Rieti ribadì la sua fedeltà al papa, opponendosi all'assedio delle truppe rivoluzionarie guidate dal generale Sercognani. E Gregorio XVI, come premio, restituì a Rieti la dignità di capoluogo di provincia che, come abbiamo visto, Leone XII le aveva tolta.
Il Governatore di Roma, il reatino Capelletti, presentò al papa una commissione di concittadini, composta dal marchese Adriano Canali, da Giacinto Mareri e Filippo Rosati, per rendergli omaggio di quell'atto.
La prima guerra di indipendenza del 1848, ebbe a Rieti numerosi seguaci.
All'alto Consiglio, istituito da Pio IX, fu chiamato il poeta Angelo Maria Ricci; al Consigli Deputati fu eletto il principe Lodovico Potenziani, mentre quattro patrioti reatini (Francesco Battistini, Giuseppe Maffei, Mario Simeoni e Ippolito Vincentini) entrarono a far parte della Costituente romana. Giuseppe Garibaldi fu ospite della città proprio nell'anno della proclamazione della Repubblica romana Gli ideali di libertà non si spensero con la disfatta repubblicana e trovarono conferma con l'entrata a Rieti delle truppe italiane, il 23 settembre del 1860. Questa data non solo vede l'unificazione di Rieti al Regno di Italia, ma segna anche la fine della sua sottomissione al potere papale. Nel 1861 le delegazioni di Perugia, Orvieto, Spoleto e Rieti furono riunite in provincia umbra, con capoluogo Perugia e Rieti divenne capoluogo di Circondario. La soluzione era però, ed i reatini ne erano consapevoli, provvisoria.
Nel 1923, Rieti fu aggregata alla provincia di Roma e finalmente, con decreto del 2 gennaio 1927, venne dichiarata capoluogo di provincia con l'annessione del Circondario di Cittaducale.
Dal punto di vista economico, solo nei primi decenni del XX secolo furono mossi i primi passi per uscire dalla secolare arretratezza del territorio. Nel 1903 fu creata a Rieti una cattedra ambulante di granicoltura, diretta dal professor Nazareno Strampelli, un uomo dalle capacità eccezionali che rese un enorme tributo all'agricoltura mondiale.
Con gli anni si giunse alla creazione di un moderno centro per la sperimentazione e selezione del frumento, che determinò una svolta nella produzione di cereali Il grano "Rieti" aprì nuovi orizzonti per lo sviluppo agricolo: furono create diverse varietà ad alta produttività capaci di resistere a diversi fattori ambientali.
Anche la coltivazione della barbabietola da zucchero ebbe un forte incremento, dopo che Emilio Maraini riuscì in quello in cui avevano fallito altri prima di lui: produrre zucchero su scala nazionale.
Fu così gettato un ponte tra mondo agricolo e mondo industriale, quest'ultimo praticamente inesistente e che proprio con questa operazione cominciò a muovere i primi passi. Nasce a Rieti uno zuccherificio, il primo in Italia, ancora riconoscibile lungo il viale omonimo come esempio di archeologia industriale.
Un altro passo verso l'industrializzazione si ha negli anni '20, con l'impianto di una fabbrica per la lavorazione della seta artificiale, la Supertessile. Ma solo agli inizi degli anni '60 verrà creato un nucleo industriale, in parte compreso nel comune di Cittaducale, capace di impiegare migliaia di persone.

La centralissima e ampia piazza Vittorio Emanuele II corrisponde al punto più alto della Città ed ancora oggi rappresenta il punto d'incontro della vita cittadina. Qui sorgeva l'antico Forum e probabilmente, intorno al III secolo a.C., fu sede dei primi insediamenti dell'antica Reate. Negli ultimi anni è stata rivalutata grazie alla realizzazione di un?isola pedonale e alla sistemazione nella sede originaria, al centro della piazza, della Fontana dei Delfini, gruppo marmoreo della prima metà del 1800.
Di fronte alla fontana sorge il Palazzo Comunale. Iniziato nel XIII secolo, l'edificio fu completato nella prima metà del Settecento dall'architetto romano Filippo Brioni. Sotto il portico, si trovano due busti risalenti alla fine dell'Ottocento e raffiguranti Garibaldi, ad opera di Paolo Bartolini, e Emanuele II, ad opera del reatino Tito Giannini. La facciata fu poi modificata nei primi del Novecento dall'architetto Cesare Bazzani, il quale realizzò anche la Sala Consiliare, affrescata da Vittorio Calcagnadoro con quattro opere, che rappresentano la Giustizia, le Arti, l'Industria e l'Agricoltura.
Al primo piano si trova la Biblioteca Comunale, realizzata nel 1865 e detta "Paroniana" per le numerose opere custodite, provenienti dalla collezione di monsignor Paroni.
Al secondo piano si può visitare il Museo Civico, che ospita importanti opere di valore archeologico ed artistico. Di grande pregio l'urna cineraria rinvenuta nell'agro reatino e un'Ebe, in gesso e bronzo dorato, del 1815, attribuita al Canova
Tra le opere pittoriche, si può ammirare la superba Madonna col Bambino e Santi, dell'artista senese Luca Tommè (1370) e la Crocifissione e Santi, tempera su tavola di Zannino di Pietro (1405).
Il Museo, inoltre, custodisce una piccola collezione artistica di uno dei personaggi più importanti della pittura romana del Quattrocento, Antoniazzo Romano e della sua scuola. La piazza Vittorio Emanuele II è circoscritta da mirabili palazzi gentilizi: sulla destra, adiacente a via Cintia, si trova Palazzo Dosi, del XV secolo; sul lato opposto, si affaccia Palazzo Blasetti, realizzato nel XVI secolo.
Volendo fare una piccola deviazione e immettendosi in via Garibaldi, si possono ammirare sulla destra due importanti palazzi, Palazzo Capelletti del 1600 e Palazzo Vincenti Mareri, edificato intorno al 1800 per opera dell'architetto Giuseppe Valadier. Sull'altro lato di via Garibaldi, si affaccia il Teatro Flavio Vespasiano. Di fronte al Teatro, passando per via Cerroni, si arriva in piazza San Rufo. Qui la tradizione vuole risieda il centro d'Italia, ricordato oggi con una lapide che reca la scritta "Centro d'Italia" in 20 lingue. Ritornando su piazza Vittorio Emanuele II, si passa alla contigua piazza Cesare Battisti, dove si può ammirare la semplice ed elegante facciata in stile tardo rinascimentale dell'ex Casa Poiana, oggi sede del Palazzo del Governo. L'edificio è affiancato da un giardino pensile,fruibile anche a persone con disabilità, sul quale si affaccia la nobile Loggia attribuita al Vignola.
Sulla piazza, si erge la Cattedrale costruita intorno al 1200 sulle basi dell'antica basilica di Santa Maria dell'Assunta, risalente al VI secolo. Il rifacimento barocco ha mutato il precedente assetto originario, in stile romanico. Dell'antica architettura rimane, all'esterno, la facciata divisa da semi-colonne in tre arcate cieche, che fanno intuire le navate interne. Lateralmente alla facciata, impreziosita da un portico con volta a crociera, si trovano il Battistero, edificato nello stesso periodo, e la Torre campanaria, costruita in seguito.
L'interno, a croce latina, è suddiviso in tre navate scandite da colonne, su cui poggiano archi a tutto sesto. La cattedrale ha subito modifiche tra il XVII e XVIII secolo ad opera degli architetti Gian Lorenzo Bernini, Giovan Battista Garzani, Carlo Fontana e Sebastiano Cipriani. L'Altare Maggiore custodisce le reliquie di Santa Barbara. Sopra, si ergono quattro colonne con quattro architravi piani dorati e capitelli corinzi, dorati anch'essi. Quattro angioletti sormontano le colonne, a completamento di un solenne baldacchino alto circa sette metri. Di grande pregio la cappella di Santa Barbara, finita nel 1500, sul cui altare è collocata una statua della santa realizzata da Giovannantonio Mari, su disegno del Bernini.
Da piazza Cesare Battisti, si accede su via San Pietro Martire, dove si trova la Biblioteca Comunale e, poco più avanti, nella sottostante via Sant'Anna, si consiglia la visita al Museo Civico Archeologico, all'interno del Monastero di Santa Lucia. La struttura museale raccoglie numerosi reperti del territorio, tra cui quelli della necropoli rinvenuta nella località di Poggio Sommavilla.
Da piazza Cesare Battisti, si può ritornare su piazza Vittorio Emanuele II, attraverso piazza Vittorio dove possiamo ammirare la statua di San Francesco, opera dello scultore Giordano Nicoletti (1926). Da qui girando a destra su via Cintia si ritorna al punto di partenza. Continuando la passeggiata, si può proseguire su via Peschiera, fino a piazza Oberdan.
Nei giardini della piazza, si trova il recente bronzo raffigurante lo scrittore Marco Terenzio Varrone, opera dello scultore Morsani. Sulla sinistra, si erge Palazzo Ricci, opera dell'architetto Giovanni Stern e, sulla destra, il Palazzo del Seminario, già sede del palazzo del Podestà. A destra del Seminario, al principio di via Pescheria, grandi parallelepipedi di travertino restano a testimonianza di mura romane. Da qui, scendendo, si giunge a piazza Mazzini, dove si trova la Chiesa di Sant'Agostino del XIII secolo.
Sulla facciata, si aprono il rosone centrale, che sormonta il portale, in stile tardogotico, riccamente scolpito. All'interno, sono conservati "la Vergine in trono col Bambino tra Sant'Agostino e Santa Monica" di Giacomo Pandolfi, "l'Estasi di Santa Rita da Cascia" di Lattanzio Niccoli e "la Strage degli innocenti" di Ludovico Carosi.

La Valle Santa

Da Roma alla Valle Santa Reatina, meno di cento chilometri lungo la più antica delle vie consolari, la Salaria, per un itinerario non usuale, ma capace di destare in chi lo percorre le più ricche suggestioni spirituali.
La visita di rito è quella dei quattro Santuari Francescani: Fonte Colombo, la Foresta, Greccio e Poggio Bustone; Santuari che scandiscono l'anfiteatro della "Conca Reatina",così da formare, come è stato osservato, un ideale segno di croce che costituisce la vera e propria sigla di S. Francesco.
I quattro Santuari rappresentano infatti le tappe fondamentali per un pellegrinaggio che ci conduce sulle orme di S. Francesco, il Santo che più di tutti ha sentito l'esigenza di farsi uomo tra gli uomini, di comprendere ogni manifestazione della natura e di scorgere in definitiva, l'impronta divina di ogni aspetto della realtà. Testimonianza di queste verità sono i romitaggi e i conventi nei quali la traccia della sua presenza sembra essersi impressa nella natura stessa dei luoghi.


Il Terminillo

Il gruppo del Terminillo è il più importante dei quattro in cui si può dividere l'intera catena dei monti Reatini, sia per l'aspetto alpinistico e sciistico che per le caratteristiche di flora e di fauna. Esso è costituito da un complesso di cime separato da profonde valli ed eleganti creste. Ad Est il fiume Velino lo divide con una profonda gola dal Monte Giano, e continuando il suo corso ne delimita tutto il versante Sud, mentre ad Ovest è limitato dalla pianura di Rieti e dal vallone di Lisciano fino alla sella di Cantalice, a Nord infine dalla pianura di Leonessa. La storia di questa montagna ha inizio nella seconda metà del XIX secolo.
Nel 1901 fu iniziata la costruzione del rifugio Umberto I ad opera dello Sci Club Roma che fu completata nel 1903. Nel 1927 nasce lo Sci Club Rieti che agli inizi degli anni 30, realizza in Pian de' Valli, la capanna Trebbiani. Fu Mussolini che dette impulso alla realizzazione della strada e, quindi, alla costruzione del complesso abitativo Pian de' Valli. L' apertura della strada che ancora oggi, si snoda sullo stesso tracciato, riscosse subito un grande successo turistico ed il Terminillo divenne la "Montagna di Roma".
Attualmente il Monte Terminillo è tra le stazioni turistiche invernali ed estive più importanti e meglio attrezzate dell'Italia Centro Meridionale. Tra i 1500 e i 2100 mt. di quota sono dislocati una funivia, 3 seggiovie e 9 skilift che servendo circa 40 km di piste da discesa, di cui tre omologate anche per gare internazionali, consentono un sicuro divertimento sia al principiante che allo sciatore più esperto. Dispone di maestri qualificati che operano in varie scuole di sci. Tra i 1500 e i 1600 mt di altitudine sono disponibili 26 Km. di piste per lo sci di fondo. A 2,5 Km. dal centro di Pian dè Valli ha inizio l'alto piano dei "Cinque Confini", dove diverse piste si diramano tra suggestive faggete e piccole valli, con percorsi di varia lunghezza e difficoltà. Alberghi di diverse categorie, un moderno Palazzo dei Congressi, un Ostello per la Gioventù, il Rifugio del CAI, numerosi appartamenti.

Una delle attrattive del territorio reatino è la buona cucina, ricca di mille piatti, di ricette antiche e prodotti nati da una terra incontaminata.
Gran parte dei meriti della gastronomia reatina va allo straordinario olio dop della Sabina, dall'odore fruttato e dal sapore vellutato. Le stracciatelle in brodo, gli spaghetti alla carrettiera, il pollo alla diavola, l'abbacchio in guazzetto si arricchiscono di questo olio superiore.
In campo dolciario le specialità locali sono i terzetti alla reatina, la copeta (noci e miele tra foglie di lauro) e la pizza di Pasqua. Merita un cenno particolare la cucina di Amatrice, con un piatto noto a livello internazionale: gli spaghetti all'amatriciana.
Mentre si percorrono i paesi del reatino, non si possono non assaggiare altre eccellenti specialità: il fallone di Stimigliano, il farro al tartufo di Leonessa, gli strengozzi alla reatina, i marroni e gli stracci di Antrodoco, le fregnacce alla sabinese, i fagioli di Borbona e le sagne scandrigliesi.
Terra di laghi, fiumi e torrenti, Rieti vanta nella sua cucina trote e gamberi insaporiti con mille salse. Da assaggiare i formaggi pecorini, freschi o stagionati, la ricotta, in particolare il "fiore molle" di Leonessa aromatizzata allo zafferano.
Mabì
Via dei Tigli 2 - Rieti
tel. +39 0746-498504
Ambiente molto elegante - specialità pesce.

Cacio & Pepi
Via della Cavatella 14
tel. +39 0746-203708
Ambiente caldo ed accogliente, max 25 posti,
menù fisso che varia ogni sera.

Il Bistrot
p.zza S.Rufo n°25
tel. +39 0746-498798
Raffinato ed elegante.

Villa Potenziani
Colle San Mauro
tel. +39 0746-202765

Ristorante Tito Di Brucchietti Dario
Via San Rufo 5
tel. +39 0746-201202
Ottimo per un pranzo d'affari in pieno centro storico.

Ristorante La Foresta
Via Foresta 51 - Loc. Castelfranco
tel. +39 0746-220455
Ottima cucina in grandi sale panoramiche.

Ristorante - Pizzeria
BIG BEN

Viale Maraini 48-50
tel. +39 0746-251828
Chiusura invernale: domenica

Baccus
V.lo Stoli n°5
Tel. +39 0746-272249
Specialità pugliesi

Ristorante La Lampara
12, via San Rufo 12
tel: +39 0746-202105
Specialità pesce

La Taberna dei Fabri
p.zza Beata Colomba n°2
tel.+39 0746/ 481242
Cucina sabina
Grande Albergo Quattro Stagioni
Categoria: 4 stelle
Piazza C. Battisti 14
Tel.: +39 0746271071
FAX: +39 0746271090
e-mail: info@hotelquattrostagionirieti.it
www.hotelquattrostagionirieti.it

Hotel President
Categoria: 4 stelle
Via Moisè di Gaio 2
02100 Rieti (RI)
Tel. +39 0746 274250 - Fax +39 0746 274251
e-mail: info@hotelpresidentrieti.it
http://www.hotelpresidentrieti.it

Hotel Miramonti
Categoria: 4 stelle
Piazza Oberdan n°7
Tel. +39 0746/201333

Park Hotel Villa Potenziani
Categoria: 4 stelle
Via Colle S.Mauro
Tel  +39 0746/202765
http://www.villapotenziani.it

Hotel Cavour
Categoria:3 stelle
Via Velinia snc.
Tel. +39 0746/485252

Hotel Serena
Categoria:3 stelle
Viale della Gioventù n°17°
Tel. +39 0746/270930
e-mail:hotelserenarieti@libero.it
G R A S S I
Abbigliamento sportivo
STONE ISLAND - CP COMPANY - CALVIN KLEIN
PEUTEREY - JECKERSON - BELSTAFF - GSTAR
Piazza Vittorio Emanuele 13
RIETI
tel.0746-496733

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