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Castellana Grotte

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da Napoli - A16 - uscita Bari Nord > S.S. 16 uscita Conversano-Cozze > S.S. 634
da Pescara - A14 - uscita Bari Nord > S.S. 16 uscita Conversano-Cozze > S.S. 634
da Taranto - A14 - uscita Gioia del Colle-Putignano > S.S. 377
Castellana è una deliziosa cittadina delle Murge Sud-Orientali. Chi ne abbia sentito parlare associa immediatamente il suo nome alle splendide grotte che l?hanno resa famosa in tutto il mondo e ne hanno determinato un notevole progresso economico e turistico cambiandone radicalmente la storia.
Lo stesso completamento del nome della città in Castellana Grotte, stabilito con d.p.r., emanato nel cinquanta, sottolinea l?importanza che questo insieme di voragini, inghiottitoi e caverne (una trentina sono quelle già conosciute), rappresenta per la vita della città.

Il borgo antico
Salendo da Porta Grande alla parte più alta del paese nelle viuzze strette spesso si incontrano cordoni di pietra inseriti di traverso tra le chianche di pavimentazione, che servivano d'appoggio agli zoccoli degli animali guidati dai mulattieri che introducevano in città mercanzie.
La piazza antistante la torre dell'orologio è la parte più ampia di Piazza Nicola e Costa, gli antichi coloni fondatori punto d'incontro dei cittadini e piazza principale del paese.
La via Roma rappresenta il centro della parte storica che va dal 1650 al 1800. Qui si affacciano case e palazzi di notevole bellezza, e più di tutti risplende l'antico palazzo Longo, ora Giampietro-Mancini del 1739 con la facciata affrescata e le varie sculture aggettanti che ornano il prospetto.
La prima traccia documenteria di un vicus o locus Castellano si incontra nelle carte benedettine di Conversano. Consiste in un documento di un atto di vendita di un podere in cui si cita il ?vico Castellano,? risalente al 901.
Nato come insieme di abitazioni campestri sparute, il paese entrò a far parte del feudo dei conti normanni di Conversano e da questi concesso nel 1087 alla piena giurisdizione del monastero benedettino
della stessa città, dipendenza ripetutamente confermata in tempi successivi.
Nel 1171 il villaggio era distrutto e dispersi i suoi abitanti. L'abate del tempo, Eustasio, pensò di ripopolare il luogo con un atto di vassallaggio e colonia perpetua affidandolo a Nicola e Costa, coloni di Terra d'Otranto dai quali deriva l'attuale popolo castellanese, attraverso una ininterrotta serie di generazioni.
Quindi Castellana nasce nel dicembre 1171 ed i suoi fondatori sono Nicola e Costa.
Nel 1266 papa Clemente IV offrì il monastero conversanese disabitato ad un gruppo di nobili monache, cistercensi, e probabilmente francesi di stirpe, concedendone anche la giurisdizione ecclesiastica. La badessa di San Benedetto vide così trasferita nella sua persona la potestà ordinaria sul clero e sul popolo di Castellano, diventandone la prelata. Era nato il Monstrum Apuliae: lo stupore di Puglia.
La giurisdizione ecclesiastica fu esercitata fino al 1810, quando fu abolita per arbitrio anticanonico del napoleonide Gioacchino Murat, re di Napoli.
La giurisdizione civile invece fu affiliata: dalla metà del secolo XIV alla prima metà del secolo XV ai Principi di Taranto e dal 1456 in poi ai Conti di Conversano.
Verso la fine del secolo XVII si verifica una profonda trasformazione agraria. Estese aree di macchia e di bosco alto vengono trasformate in colture con l'impianto di uliveti e vigne opulente. Si incrementa e si consolida così quel ceto contadino di piccoli proprietari che sarà la caratteristica economica più singolare di Castellana. Il disboscamento fu causa però delle ricorrenti alluvioni, che cominciarono a desolare la regione più bassa dell'abitato castellanese, situata in una conca carsica senza sbocchi.
Si ebbero così le paurose alluvioni del 1741 e del 1784, che causarono numerose vittime. Solo la grande opera idraulica del 1913 pose fine a tanta iattura. Il secolo XVIII porta trasformazioni profonde e movimentate.
Chiesa del Caroseno
La chiesa di fine Settecento presenta una bellissima facciata in stile barocco-rococò. Ad un parallelepipedo con quattro lesene, che ospita la porta, se ne sovrappone un altro più piccolo, ai cui lati è aggiunto un elemento decorativo curvilineo inflesso dal quale prende slancio un frontone, che nel fastigio ha una nicchia con la statua della Madonna.
Tutt'intorno vari angioletti, con strumenti musicali nelle mani, si posano leggeri con le ali appena dischiuse. È una facciata a tutta luce esaltata dalle piccole ombre di tre incavi. A quello superiore, già descritto si aggiungono i due inferiori con le statue di San Pietro e San Giovanni. La volta, interamente intonacata, poggia su un cornicione. Al lato della porta d'ingresso è murato un piccolo rosone del 1568 molto ben decorato. Sulla predetta ancona del presbiterio si possono ammirare quattro dipinti di piccola dimensione dovute alla mano fertile di Vincenzo Fato. Al centro una discreta immagine della Madonna col Bambino dai colori un po' consunti. Questa immagine nasconde, sul muro retrostante, un affresco seicentesco, sicuramente deturpato da un'inesperta ridipintura, di un'altra Madonna che meriterebbe di essere recuperato, restaurato e rimesso in venerazione.


Chiesa San Francesco d'Assisi
La chiesa di San Francesco d'Assisi fu costruita nel 1651. Appartenne ai frati conventuali insieme all'annesso convento ora divenuto sede municipale. Nell'attuale sistemazione del Palazzo di Città, solo un piccolo angolo di chiostro ci ricorda il vecchio convento, mentre le celle dei frati oggi sono diventate ampie sale per i vari uffici. La facciata di San Francesco, in pietra bugnata, è di un sobrio barocco e, alla sommità, ha quattro nervature pensili dalle quali prende avvio un motivo curvilineo che dà slancio al timpano.
L'interno, a croce latina e a navata unica, è un complesso nobile e molto armonico in pietra nuda e intonaco a calce, dallo stile tardo rinascimentale più che barocco. La volta, ora dipinta con bianco di calce, era destinata ad essere affrescata con motivi curvilineo-vegetali, come mostra la sinopia, visibile in piccoli tratti. Parlare della Chiesa di San Francesco significa nello stesso tempo parlare di circa trecento sculture che l'instancabile mano di Fra' Luca Principino scolpì. Fra' Luca visse quasi sempre nel convento di Castellana fino alla morte, realizzando sette grandiosi altari barocchi, modellando la dura pietra locale. Tra la terza e la quarta arcata è collocato il pergamo, un vero gioiello, datato 1727.

Madonna della Vetrana
Rappresenta la devozione dei castellanesi alla Madonna della Vetrana che aveva liberato Castellana dalla terribile peste di quell'anno. La chiesa e il convento annesso degli Alcantarini (1712), ora officiato dai Frati Minori, formano un complesso di linee e volumi luminosi di bianco di calce e contrappuntati dagli archi di un belvedere e da piccole finestre monastiche.Un tocco di maestosità e di colore vien dato dalla cupola rivestita da mattonelle colorate. L'interno della chiesa, a croce latina e con volta a botte, è decorato da sobri stucchi di gradevole aspetto. La volumetria tozza della navata viene ingentilita da tre arcate laterali a tutto tondo ed esaltata, nel transetto, da quattro pilastri, in pietra locale, con capitelli, ricchi di foglie di acanto e ghirlande di fiori. Nel transetto ci sono due grandiosi altari barocchi, decorati da splendidi stucchi.
L'altare maggiore ricopia fedelmente uno dei tanti altari del barocco leccese sul quale troneggia, l'icona di fine Trecento della Madonna della Vetrana. L'icona eseguita a fresco su una lastra di pietra ha lo stile bizantineggiante ma i lineamenti sono delicati, non marcati da linee nette; i colori sono tenui come gli acquerelli e danno alla composizione accenti di bellezza e di dolcezza. Molto semplice, all'interno del convento, il chiostro, formato da arcate a tutto tondo con un pozzo come unica decorazione posto al centro.

Chiesa San Leone Magno
La chiesa Matrice, dedicata al grande pontefice San Leone, è sicuramente la più antica della città. Il primo impianto di questo luogo di culto risale agli inizi del '200 e naturalmente doveva essere di stile romanico. Di tale edificio rimangono solo indizi, parzialmente visibili nei sotterranei adibiti a sepoltura, e forse la cornice del rosone sulla facciata attuale.
La chiesa del '200 non doveva essere molto vasta se dopo un secolo e mezzo, sicuramente per l'accresciuta popolazione, si pensò di costruirne una nuova, magari sfruttando e ampliando la vecchia struttura romanica. E' questa la chiesa risalente all'epoca angioina, che fu iniziata nel 1383 e alla quale venne inglobata una torre normanna di difesa che in seguito diventò torre campanaria.

San Francesco da Paola
San Francesco di Paola o San Giuseppe è la chiesa che sorge a Porta Grande. Ai Paolotti o frati Minimi di San Francesco da Paola si deve la costruzione della chiesa e dell'annesso Convento di Santa Lucia. La facciata unica della chiesa e del convento, preceduta da un rustico sagrato, ha un sobrio e asciutto stile romanico, ingentilito dal portale barocco della chiesa e da uno svelto campanile ad arcate sovrapposte e con cornice cuspidata che insiste sull'entrata del convento. Sulla porta del convento un piccolo rosone rompe la monotona successione dei conci. Il convento, ora trasformato in casa di riposo per anziani, ha un chiostro centrale e grandi ambienti al pian terreno.
L'interno della chiesa, a croce latina, completamente ornato da stucchi, è formato da tre arcate laterali a tutto tondo, con sovrastante cornicione con modanatura a listelli e la volta a botte. Il transetto appena accennato è delimitato da quattro poderosi pilastri e altrettante arcate a tutto sesto che sostengono una cupola illuminata dai colori indorati di un grande affresco. Il presbiterio ha l'altare maggiore addossato ad una piccola alzatina con sculture dipinte ed è impreziosito, nell'alto, da una cantoria e un organo settecentesco splendidamente decorati in oro zecchino.
Le Grotte di Castellana
furono scoperte il 23 gennaio nel 1938 dal professor Franco Anelli, sono visitabili con un'escursione sotterranea (da 50 minuti a 2 ore) lungo un percorso che si inabissa per tre chilometri tra vaste caverne riccamente concrezionate, lunghi corridoi dalle morfologie molto strette, simili a gole, e l'incantevole Grotta Bianca, un vero miracolo della natura, dal cui soffitto "piovono" candide stalattiti create dal lento stillicidio delle acque. Le Grotte di castellana, che distano un paio di chilometri dall'omonimo paese, erano conosciute sin dal'700 ma mai nessuno osò esplorarle e studiarle all'interno. Si tratta di un complesso di cavità carsiche sotterranee formate dall'azione dell'acqua di un fiume penetrata da fenditure e assorbita dal suolo calcareo.

Litorale
Il litorale a sud di Bari è caratterizzato soprattutto da scogli, ma non mancano, in particolare sulla costa intorno a Monopoli, spiagge di sabbia. La loro maggiore concentrazione in cui è piacevole riposare e fare bagni si trova sicuramente nell'area di Polignano a Mare: a nord innanzitutto, il lido San Giovanni, unico arenile di rena fine e bianca che è possibile trovare in questo tratto. Ad un paio di km. da lì si distingue, per la bellezza del paesaggio, la spiaggia di San Vito, nell'omonimo villaggio di pescatori.
Cala Paura è invece situata proprio sotto Polignano ed è formata da bianchi ciottoli.
A sud di Monopoli, infine, oltre alla frequentata spiaggia di Capitolo, dove il mare in alcuni tratti risulta particolarmente pulito sono da menzionare la stretta e rocciosa Cala di Torre Incina, sovrastata dall'omonima torre del 1539, e la spiaggia di Santo Stefano che prende il nome dalla vicina abbazia benedettina del 1086.

Putignano
E' un piccolo gioiello della costa pugliese immerso tra cielo e mare; il luminoso paesaggio, dipinto da armoniose sfumature di azzurro, si presenta alla vista in un'incantevole cornice naturale.
La città è famosa per il suo Carnevale che è il più lungo d'Italia e vanta origini antichissime:inizia dal 26
dicembre e continua ininterrottamente fino alla domenica che segue il mercoledì delle Ceneri.

Monopoli
Importantissimo centro costiero, il borgo vecchio è dominato dalla cattedrale romanica del XII secolo dedicata alla Madonna della Madia, al cui interno è custodita un'icona bizantina della Vergine, che secondo la tradizione, il mare regalò ai fedeli monopolitani a bordo di una zattera (l'evento si ricorda ogni 16 gennaio e 15 agosto con una gioiosa festa). Il Castello con le possenti mura fortificate, il porto peschereccio, (i pescatori ormeggiano le loro barche policrome nel porto di Monopoli, luogo strategico per il commercio dell'olio, che fra il XV e il XVI secolo fece della città pugliese un referente importante anche per una potenza come Venezia), le chiese di Santa Maria Amalfitana e San Salvatore e la cripta rupestre della Madonna del Soccorso.

San Nicola di Genna
La chiesetta di S. Nicola del secolo XVI si trova all'incontro di ben sette strade. Le colline intorno facevano parte dell'esteso Feudo di Genna, un tempo coperto di vigne. Numerose tracce disseminate nel terreno intorno alla chiesa (ritrovamenti ceramici, specchie, pareti di contenimento) indicano che tutta la zona era abitata in epoca medioevale.
La Neviera di S. Nicola di Genna testimonia l'ingegno industrioso degli antichi. Veniva usata per ottenere il ghiaccio dalla neve in modo naturale. La neve veniva conservata fino alla stagione calda nel profondo vano ipogeo situato sotto l'edificio e datato 1788. Una attenta lettura del complesso mette in luce le sorprendenti tecniche costruttive escogitate in funzione del delicato lavoro che bisognava svolgervi durante le fasi di lavorazione.
La tradizione gastronomica castellanese nasce povera ma si trasforma nel tempo, diventando sempre più ricca ed elaborata. Tra gli ingredienti principali prevalgono le verdure di stagione, la pasta di grano duro, la farina del dorato grano pugliese i legumi e altri prodotti ricavati dalla terra. Numerose sono le ricette per la preparazione delle coloratissime conserve, se ne fanno in tutte le stagioni e si consumano per tutto l'anno.
Cantinetta
Via Andresini ,22
tel. +39 080-4967659

La Fontanina
Via Alcantarini,14
tel. +39 080-4968010

Le Jardin
C.da Scamardella,59
tel. +39 080-4966300

Serragambetta (agriturismo)
Via per Conversano, 204
Castellana Grotte
tel. +39 080-4962181
+39 348-2513659
www.serragambetta.it
La villa ottocentesca di "Serragambetta" è situata tra Castellana e Conversano. Il corpo principale della villa, edificato intorno al 1880 dal medico Domenico Lanera, si affaccia su un'ampia corte, lastricata di cianche, le basole di pietra locale. Gli altri edifici sono la preesistente torretta, la piccola scuderia e l'ex stabilimento vinicolo. Dalla corte si accede al giardinetto sottostante, di pianta pentagonale, e di qui al piccolo bosco di querce e di altre essenze della macchia mediterranea.. All'interno di queste strutture si articolano le sette unità abitative destinate alla ricezione agrituristica. La loro composizione è varia, sono tutte confortevoli e dotate di servizi autonomi. L'arredamento è di fine Ottocento o primi del Novecento. Domenico Lanera e sua madre Perna (Zia Nina per i telespettatori della trasmissione di Rai Uno Verdemattina) offrono una cordiale e famigliare accoglienza. Tra le specialità della cucina di "Serragambetta" ci sono l'impanata di fave, gli sformati, i tortini, le crepes di verdure, i piatti a base di grano "slombato", gli involtini di carne al forno, le focacce ed i calzoni rustici, le paste di mandorla ed i rosolii.
Prenotazione obbligatoria.
Periodo di apertura: tutto l'anno
Orario di apertura: pranzo e cena
Cucina: locale
Carte di credito: tutte
Agriturismo Serragambetta
Via per Conversano,204
tel. +39 080-4962181

Masseria Serritella
Via Serritella, 1
tel. +39 080-4962545

Relais & Le Jardin
C.da Scamardella,59
tel. +39 080-4966300

Hotel Le Soleil
Via Conversano ,157
tel. +39 080-4965133

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